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‘Moebius’ di Kim Ki-Duk (2014)
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‘Moebius’ di Kim Ki-Duk (2014)

Moebius è  film essenziale, senza dialoghi, in cui l’espressività, il non detto, la riflessione interiore sono elementi fondamentali per la corretta comprensione dell’opera.

 

Questo film potrebbe da un lato essere riassunto con la sua stessa locandina: “Io sono il padre, io sono la madre, la madre è il padre“, suggerendo considerazioni su ciò che rende uomo o donna nel mondo moderno. La violenza senz’altro è un elemento ricorrente in questa pellicola dal budget veramente minimo, in cui la presenza femminile della moglie-madre-amante (rappresentata dalla stessa attrice, la bravissima Eun-woo Lee) è in fin dei conti l’elemento centrale, fino alle scene finali del film.

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Infatti solo dopo l’ultima scena, quando il giovane protagonista si inchina davanti a Buddha, si può comprendere l’intero senso di questa ricercata pellicola, ed ogni scena del film si adatta quindi perfettamente nel puzzle emozionale creato da Ki-duk Kim.
Moebius deve essere considerato innanzitutto non solo per la valenza scenica che può essere data in una visione “occidentale” della storia ma anche, ed a mio avviso soprattutto, per la parabola buddista che si evidenzia nel suo finale. L’ego, rappresentato dal pene, nella filosofia buddista deve essere sradicato, e lo è in maniera violenta e volutamente eccessiva.

Il messaggio che vuole essere trasferito è che il piacere (si intende in questo caso esclusivamente quello sessuale) si ottiene sempre pagando un  prezzo, ed esso in un modo o nell’altro coinvolge il dolore. In questa pellicola il piacere sessuale non porterà alcuna forma di felicità, ma piuttosto genera angoscia, dolore (portato al suo grado più estremo), e senso di colpa.

Una prova importante di un regista dalle forte connotazioni intimiste e psicologiche.

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