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Corea del Sud, K-pop e “soft-power” : un modello da imitare?
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Corea del Sud, K-pop e “soft-power” : un modello da imitare?

Il potere della cultura Sud Coreana è in continua espansione. O forse, per essere più precisi, sarebbe più indicato parlare di soft power. Si tratta di un termine coniato da Joseph S. Nye Jr che indica l’abilità di un potere politico di attrarre l’attenzione grazie a risorse culturali e istituzionali, costellate di valori imprescindibili. Ebbene, si dà il caso che il soft power della Corea del Sud si sia espanso a tal punto da aver attirato su di sé gli occhi di tutto il mondo.

Il governo ha, a tal proposito, incentivato e promosso enormemente la cosiddetta Korean Wave  o Hallyu, ovvero la cultura pop del Paese. Lo scopo? Promuovere l’immagine internazionale del Paese e aumentarne la popolarità. Per molti studiosi di Taiwan, ad esempio, la strategia Sud Coreana potrebbe essere una lezione importante da apprendere per sviluppare il proprio soft power che potrebbe addirittura superare quello dei maestri. Attirare su di sé gli occhi del mondo offrendo attrazioni culturali potrebbe consentire a Taiwan e ad altri Paesi di compensare il proprio hard power, il potere militare ed economico di un governo utilizzato per influire sul comportamento di altri enti politici. Ed ecco che Taiwan stessa ha lanciato la propria Taiwan Wave o Tairyu.

Perché porre l’accento sulla propria cultura popolare? Per guadagnare rispetto e aumentare la propria influenza nel panorama internazionale. Un Rinascimento in chiave moderna di una cultura che incoraggia, finalmente, le persone a sfruttare le proprie abilità creative, il proprio talento, col fine di andare a mantenere in vita l’innovazione culturale che possa essere appetibile agli occhi del globo.

Nei primi anni del XXI secolo, Taiwan ha dimostrato di avere tutte le carte in regola per riuscire nell’intento di espatriare la propria cultura pop in altri Paesi. Infatti, le serie televisive e la musica pop taiwanesi divennero molto popolari nell’Asia Orientale. Sempre prendendo spunto dal modello Coreano, volto a sfruttare a pieno regime i moderni metodi di comunicazione e di tecnologia, Taiwan ha deciso di iniziare a caricare contenuti su Youtube: il K-Pop, la cultura coreana musicale pop, ha trovato il proprio trampolino di lancio globale proprio grazie ai social media. Il tormentone “Gangnam Style” del cantante coreano Psy rimbomba ancora in un passato non troppo lontano, che ha saputo costituire la vera chiave di volta per l’espansione culturale della Corea del Sud. Era il 2012 quando l’orecchiabile canzone corredata di simpatico balletto ha spopolato globalmente – come dimostrano le quasi 3.000.000.000 di visualizzazioni su Youtube.

La popolarità della cultura pop coreana è cresciuta in maniera esponenziale dal 2012, grazie sia a Youtube che agli altri social media. Indicativamente, nel 2015 i fan del K-pop, che include film, musica e cibo, ha quasi raggiunto i 36 milioni di fan in 86 Paesi. Per avere un quadro più completo sulla scelta azzeccata attuata dalla Corea del Sud, si parla di un incremento del 63% rispetto al 2014.

 

Fan del K-Pop nel mondo:

  • Regione Asia-Pacifico: 26,6 milioni di fan;
  • America: 7,58 milioni di fan;
  • Europa: 1,62 milioni di fan
  • Africa e Medio Oriente: 170.000 fan.

I fan club dedicati alla Korean Wave sono cresciuti altrettanto, passando dai 1.229 ai 1.493 tra il 2014 e il 2015: è il Perù ad avere il primato, contando di 114 fan club, seguito dall’Ungheria con i suoi 112. Si tratta di un passo estremamente in avanti per l’Oriente che, per la prima volta, riesce a entrare a gamba tesa nel mercato della cultura globale tipicamente dominata dall’Occidente (dall’America in particolar modo).

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Cina e Giappone, consci dell’importanza economica e culturale che la Corea del Sud ha guadagnato in così pochi anni, hanno colto la palla al balzo per lasciarsi andare a una maratona con il primo posto come obiettivo. Raddoppiare il soft power coreano per incrementare il proprio hard power e il proprio nome all’interno dello spettro culturale internazionale, questo è lo scopo della Cina che, alleandosi con le compagnie di intrattenimento e mediatiche coreane, si è avviata sul percorso del proprio sviluppo culturale con mire globali. Anche il Giappone, lanciando la sua Cool Japan, la versione nipponica della Korean Wave, ha deciso di promuovere la propria cultura ed esportarla internazionalmente

Perché la cultura pop Coreana è così tanto amata?

Per chi non conoscesse affatto o in maniera approfondita la cultura pop coreana, potrebbe essere difficile comprendere il perché di una vera e propria Korean Wave mania esplosa in tutto il mondo. Lo scenario culturale pop è popolato dalle cosiddette K-dramas, serie televisive caratterizzate per la presenza di attori molto preparati e dall’aspetto estremamente curato. Ottima la qualità registica, ottima la fotografia, ottime le colonne sonore, ma soprattutto ottimi i temi: l’amore, l’amicizia e la famiglia vengono vissuti in un bellissimo mix di valori moderni e tradizionali che sottolineano lo stile di vita coreano. La musica pop coreana, invece, ha colpito in particolar modo il pubblico più giovane, dagli adolescenti ai ventenni, affascinati da uno stile unico e da una combinazione stupefacente di coreografie articolate e capacità canore molto sviluppate. E, ovviamente, da temi estremamente raffinati e avvicinati in maniera fresca.

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Ciò ha consentito al governo Coreano di cogliere la palla al balzo per ottenere il riconoscimento dell’immagine del proprio Paese all’interno del mondo: l’Hallyu è divenuto così un potentissimo mezzo per far pubblicità alla Corea e alla diplomazia pubblica. Il presidente Park Geun-hye ha, a tal proposito, cercato di mettersi in prima linea per curare eventi internazionali dedicati proprio al K-Pop. Il “KCON Paris 2016” ne è forse la dimostrazione principale: si tratta di una kermesse che ha combinato alcuni dei protagonisti più amati e conosciuti del mondo coreano, prodotti dalla Corea stessa. Eventi simili e concerti di musica K-Pop si sono susseguiti dal 2011 in tutto il mondo: in Asia (Turchia, Vietnam, Hong Kong, Tokyo, Jakarta), America Latina (Cile, Brasile e Messico) ed Europa (Parigi).

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