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5 brani kpop che hanno sfidato il sessismo dell’ industria
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5 brani kpop che hanno sfidato il sessismo dell’ industria

Se pensiamo che uno dei  dei video K-pop più influenti di sempre (Gee delle Girl’s Generation) è caratterizzato da nove ragazze vestite come manichini, che vanno in deliquio per un ragazzo, e che queste non vengono mai viste come donne ma come bambole, non c’è da sorprendersi che l’industria stia lottando per rivendicare una forte identità femminista, al posto di un’identità traboccante di canzoni d’amore travestite da inni femministi, per non parlare delle numerose canzoni che hanno un testo apertamente sessista. Nel K-pop non esiste una tradizione “girl power” a la Spice Girls, e tutti i migliori inni a favore della donna non fanno altro che ripetere quanto le donne siano incredibili, piuttosto che affrontare i gravi problemi che il genere femminile si vede costretto a fronteggiare in tutto il mondo. Ma, mentre il K-pop cresce inesorabilmente di popolarità, e sempre più artisti entrano nella categoria, c’è un cambiamento sottile in corso, con diversi atti femminili K-pop che assumono posizione contro il sessismo attraverso la loro musica ed i “concept” dei loro video.

Evidenziando una varietà di situazioni diverse, che vanno dal ricevere molestie sessuali sul luogo di lavoro all’infantilizzazione delle donne, questi girl groups stanno facendo del loro meglio per rifuggire dall’idea della vecchia scuola di pensiero per la quale le donne (ed il K-pop nel suo insieme) sono solo bamboline fatte di zucchero e aegyo.

 

  1. EXID

Questo quintetto K-pop è uno dei girl group più talentuosi al momento, ma ha raggiunto la fama soltanto in seguito un video che riprendeva gli ancheggiamenti sul palco di uno dei membri è diventato virale. Il video dei movimenti di Hani ha totalizzato milioni di visualizzazioni da parte dei netizen sudcoreani, ed è solo da allora che le EXID hanno ricevuto la giusta attenzione per la loro canzone “Up & Down”. La canzone seguente, “Ah Yeah”, è la risposta delle EXID alle persone che le hanno scoperte solo grazie alla loro danza.

“Dove vivi? Abiti dai da sola? “È la prima frase, piuttosto inquietante, che un ascoltatore sente mentre ascolta “Ah Yeah.” Il video musicale si rivolge alle molestie sessuali sul posto di lavoro e la sessualizzazione delle giovani donne in Corea, con un’insegnante di lingua inglese volutamente scambiata per una porno star e un video delle ragazze che danzano offuscate da un effetto mosaico che ricorda quello utilizzato nella censura televisiva, con il bollino che contrassegna il filmato come “vietato ai minori di 19 anni – una frecciata alle incomprensibili regole del settore della musica coreana per quanto riguarda il rating dei video musicali.

Il messaggio più importante di “Ah Yeah” sono i manichini femminili che indossano fasce che coprono “non più” dei loro seni e dei genitali. Mentre i gruppi femminili come le Twice, Oh My Girl, e GFRIEND sono sulla cresta dell’onda per le loro immagini urbane, chic, dolci, ecc. “Ah Yeah” sta attaccando l’industria del K-pop e sta prendendo una posizione contro la sessualizzazione delle idol, ovvero proprio proprio quel tipo di atteggiamento che ha fatto arrivare le EXID dove sono oggi.

          2. IU

 La cosiddetta principessa del K-popè diventata grande con canzoni come “Good Day” e “You and I”, ma è stata quella dell’anno scorso, “Twenty-Three”, che ha mostrato IU per quella che è realmente: una donna che si è realizzata da sola. E che si è messa in un sacco di guai.

“Twenty-Three” rappresenta la prima volta in cui IU affronta la sua maturazione da ragazza a donna, ed è qualcosa che molti coreani non erano pronti ad ascoltare. Il suo video musicale, che rappresenta IU come una specie di Alice nel Paese delle Meraviglie in bilico tra i capricci della giovinezza e le responsabilità e desideri dell’ essere adulta, è stato accusato di essere un concept di ispirazione Lolita che gioca sulla infantilizzazione di IU. Piuttosto che concentrarsi sull’onestà riguardante la sua maturità generale e il risveglio sessuale con cui IU lotta in “Twenty-Three,” gli hater di IU hanno colto al balzo l’ occasione per gettarla in pasto alla folla, facendola passare di botto da “sorellina della nazione” a “persona non gradita” da molti connazionali, nonostante l’artisticità dell’album, a dimostrazione del fatto che i coreani non hanno affatto colto il lirismo del brano e, anzi, facendolo passare per tutto il contrario.

  1. Stellar

Da dove cominciare con le Stellar? Si tratta del gruppo femminile passato alle cronache come “le sconosciute che per attirare l’attenzione del pubblico hanno ripiegato su coreografie di ballo eccessivamente sexy e abiti da performance succinti. Eppure la rivoluzione di Marionette sta proprio nell’ aver costituito un vero e proprio atto di accusa contro la superficialità del pubblico, che non è intenzionato a prestare attenzione ad un gruppo proveniente da una agenzia povera e sconosciuta, a patto che questo non generi rumore mediatico. E le Stellar di chiacchiericcio ne hanno suscitato davvero tanto.
Il video di”Vibrato” vede le componenti delle Stellar chiuse in delle scatole di plexiglas, paragonate alle Barbie, e filmate con un obiettivo grandangolare, una lente che rappresenta l’ occhio dallo spettatore, uno spettatore che le odia per una sola colpa: quella di essere le donne sensuali che realmente sono. L’immaginario vaginale e mestruale permea il video, in modo che la gente non possa ignorare il fatto che il gruppo sia costituito da donne con bisogni fisiologici umani e non da manichini (‘marionette’, appunto).

 

La loro ultima canzone, “Sting” porta le Stellar ancora una volta sotto i riflettori, ma questa volta come vittime dell’odio di Internet. I netizen coreani (ovvero i commentatori in Internet), simboleggiati da icone del mouse del computer, sono noti per il loro atteggiamento, e “Sting” simboleggia la lotta delle Stellar contro la doppia morale; per i gruppi kpop femminili mostrare la pelle e sentirsi a proprio agio con la loro sessualità è malvisto, mentre i gruppi idol maschili sono apprezzati come “virili” quando mettono in bella mostra parti del loro corpo nudo.

La canzone parla di una donna che mette in discussione la propria relazione, ma il video musicale rende chiaro che queste sono le Stellar e che stanno facendo quello che vogliono, nonostante i doppi standard. Che si mostrino sexy o innocenti, che mettano in mostra le loro ottime doti vocali o ripieghino sull’ autotune, le Stellar sono coscenti del fatto che non vinceranno mai contro i pregiudizi. Sono “troppo donne” per il  K-pop, ma continueranno comunque a fare quello che vogliono in ogni caso.

  1. Sunny Hill

 Uno dei gruppi socially aware più sottovalutati nella K-Pop sono le Sunny Hill della Loen Entertainment, un gruppo misto trasformato in un quartetto femminile. Nonostante non abbiano mai ottenuto una grande fama o siano state acclamate per le loro canzoni, le canzoni delle Sunny Hill distruggono costantemente la convenzione e trattano di persone che fanno le cose nel modo in cui le vogliono fare. “Is The White Horse Coming?” scompone l’ossessione per gli incontri basati sulla ricchezza, sul look, sull’istruzione prima che sulla personalità e sull’amore, comparando gli incontri nell’attuale Corea (piena di appuntamenti al buio e paraninfi) al mercato della carne.

“Darling Of All Hearts”, invece, inizia come guida per una ragazza single su come stare da sola, ma poi si trasforma in un inno di ispirazione country per chiunque sia felice di stare da sola, mettendo da parte l’idea della donna della cultura pop (e della Corea), la quale non sarà mai in grado di autogestirsi senza un uomo che si prenda cura di lei. Con uno stile folk-pop che sembra essere in contrasto con il loro messaggio progressivo, le Sunny Hill sono uno dei gruppi della K-pop più socialmente consapevoli del momento. (Perciò speriamo che facciano uscire presto qualcosa di nuovo!)

  1. Yezi

 Yezi,  membro del gruppo femminile Fiestar, si è fatta un nome durante la stagione dello scorso anno di “Unpretty Rapstar”sulla rete televisiva Mnet,  raccogliendo fans a destra e a sinistra. Il suo singolo ‘Crazy Dog’, presentato durante il tv show, raffigura Yezi come un “Cane Pazzo”, che attacca gli uomini che la sessualizzano e le donne che cercano di svalutarla. Mentre altre canzoni a partire dal 2015 menzionate in questa lista parlano di donne che si realizzano da sole, quella di Yezi è l’unica che va all’attacco così categoricamente, mettendo in discussione tutto ciò che riguarda il settore K-pop e l’atteggiamento generale della Corea verso la donna.

 

La rapper in quella occasione si è mostrata al massimo del suo splendore, proponendo una immagine per lei fino ad allora inedita, chiedendosi se coloro che la sminuiscono  perché ha deciso di continuare ad essere una idol, nonostante lei sappia che quello è l’unico modo per ottenere la fama, ma poi contrattacca accusandoli di essere persone che la vedono solo come un’immagine da cui trarre piacere. Nel pezzo dice: “ti fai le seghe mentre guardi la gif dell’inquadratura del mio seno, afferrando uno straccio con una mano, digiti sulla tastiera con l’altra mano, non importa quanto mi insulti, non puoi ignorarmi e nemmeno consolarti.”

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0 Comments Off on 5 brani kpop che hanno sfidato il sessismo dell’ industria 2465 05 September, 2016 Musica September 5, 2016

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