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Come cambia il volto della Corea : il trend della chirurgia plastica
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Come cambia il volto della Corea : il trend della chirurgia plastica

Nella Corea attuale, la chirurgia plastica, fa parte della vita di tutti i giorni ed alimenta un complesso meccanismo che si muove tra il lookism ed il mercato economico. Con “Lookism” ci riferiamo ad un termine coniato recentemente, e per questo intraducibile in italiano, che indica un tipo discriminazione basato esclusivamente sull’ aspetto fisico. Se non sei socialmente riconoscibile come “persona attraente” il tuo valore si abbassa agli occhi della società.

Lo scorso anno Ji-eun Park,  ventiseienne di Seoul, si è sottoposta ad una rinoplastica e ad un doppio intervento alle palpebre. Era il suo ultimo anno da studente universitaria e voleva sottoporsi a questi interventi prima della ricerca del lavoro.”Non è stato un motivo tragico a spingermi a farlo”, ha dichiarato “non ero nemmeno particolarmente infelice nei confronti del mio aspetto ma volevo migliorare, proprio come voi vorreste migliorare il vostro CV”.
Park, che attualmente lavora in una grande azienda, si dice soddisfatta dei risultati e della sua decisione. Eppure la sua esperienza post-intervento non è sempre stata piacevole. Una volta le è stato detto che la sua era una falsa bellezza, altri invece l’hanno sminuita dicendo che non era “naturalmente bella.”

Park appartiene al 20% delle donne sud-coreane che ha subito almeno un intervento estetico.
La Corea viene spesso descritta come la capitale mondiale della chirurgia plastica mentre in realtà si trova solo al quarto posto tra i paesi che, l’anno scorso, hanno realizzato i più complessi interventi in quest’ambito.

idol_chirurgia_estetica

Gli esperti dichiarano che il fenomeno del lookism nel paese è legato a situazioni economiche e sociali molto complesse.

“Diversi fatti che dimostrano che l’industria estetica è coinvolta nel mercato del lavoro in maniera poco etica” ha detto il critico culturale Lee Moon-won.

 

Molte aziende richiedono ai candidati di allegare una loro fotografia al curriculum mentre le cliniche di chirurgia plastica dichiarano apertamente nelle loro pubblicità che “il proprio aspetto  può essere il vantaggio competitivo nel mercato del lavoro”.

 

Spesso, l’elevato numero di disoccupati coreani – circa 410.000 dal primo semestre di quest’anno –  attribuisce la scarsa fortuna nel trovare impiego proprio all’aspetto fisico.

Una particolarità della cultura coreana è l’essere molto diretti e sinceri nell’esprimere dei giudizi sull’aspetto altrui, rendendo l’estetica una vera e propria ossesione per alcuni.

 

La cultura popolare della nazione delinea questa tendenza in molti modi.

“Let me in”, è un programma televisivo che offre un rinnovamento completo attraverso la chirurgia plastica, ed è tra gli accusati di fomentare il lookism.

Tra i partecipanti al programma vediamo una giovane donna alla ricerca di lavoro come assistente di volo, che vede nel suo aspetto fisico un ostacolo per realizzare il suo sogno.

Un altro esempio è un disertore nord-coreano che sostiene chi suoi tratti del viso, troppo “aggressivi”, lo rendano soggetto a discriminazione.

Un’altra partecipante è  una disoccupata sopravvissuta ad abusi e bullismo che indossa una maschera  per nascondere la mascella sporgente. Questa donna, in ginocchio e lacrime davanti al presentatore ha dichiarato : “voglio vivere come un essere umano per almeno una volta nella mia vita”.

“La maggior parte dei partecipanti sono donne socialmente emarginate e con reddito basso. I loro problemi, come la scarsa autostima, non derivano solo dall’aspetto”, ha detto Lee Yun-so di Womenlink, l’organizzazione per i diritti delle donne che di recente ha presentato una petizione pubblica contro il programma.

” E’ un circolo vizioso: esiste uno svantaggio nel mercato del lavoro se non si è fisicamente attraenti e quando si è disocupati, è difficile superarlo perchè non ci si può permettere un intervento estetico.

Una versione più moderata del fenomeno del lookism è emersa in un recente episodio di “Real man” della MBC  dove personaggi famosi testano la vita militare.

Quando Kim Hyun-Sook, una nota comica, ha dovuto tingere i capelli di nero per rispettare le regole militari, per il resto del cast è stata una giornata campale, passata a farsi beffe del suo aspetto,  meno attraente rispetto a prima.

“Commentare l’aspetto fisico o prendersi in giro per lo stesso è una cosa così normale nella nostra società che nessuno pensa ci sia qualcosa di sbagliato nel farlo, nemmeno sulla televisione nazionale” ha dichiarato Lee Yun-so.

Mentre nei primi tempi della modernizzazione coreana, si prediligeva un aspetto pulito e curato, oggi è in atto un’evoluzione che vuole caratteristiche fisiche elaborate e ricche di glamour.

Le tendenze cambiano in un batter d’occhio:si passa da occhi grandi e naso accentuato ad una forma del viso più piccolo. Inoltre anche gli uomini hanno abbracciato questa pratica modificando il proprio corpo e il viso: un nuovo fenomeno detto “il complesso di Adone”.

Alcuni biasimano il capitalismo spietato dove i media creano e rafforzano il lookism tramite la commercializzazione della sessualità e l’alimentazione del sensazionalismo volta al proprio profitto.

La rapida introduzione della cultura occidentale dalla guerra di Corea in poi, ha introdotto nuove nozioni diventate rapidamente uno standar,d quali l’esser belle e di successo.

Questo eccessivo entusiamo nei confronti dell’aspetto fisico ha conseguentemente stimolato lo sviluppo di questo tipo di chirurgia.

Per il governo coreano, i 5 miliardi di dollari dervanti dall’industria della chirurgia plastica, sono un’attrattiva per i visitatori stranieri e il loro denaro. L’anno scorso, 267.000 stranieri hanno visitato la Corea per ricevere cure mediche, con una spesa di 560.000.000.000 ₩ ($ 468,8 milioni).

Tra i visitatori, circa 36.000 ovvero la seconda fascia più alta, ha ricevuto trattamenti cosmetici o interventi chirurgici in cliniche specializzate. Il quartiere Gangnam di Seoul, dove si trova il 35,5% di queste cliniche, ha prodotto 165,7 miliardi di won trattando visitatori stranieri lo scorso anno, pari al 29,8% della spesa totale per i pazienti di oltreoceano.

Per Park Ji-eun, esser biasimata per aver subito un intervento di chirurgia plastica è la cosa che trova più ironica nell’attuale società.
“Sono onesta su questo argomento ogni volta che qualcuno lo chiede. Dico che ho subito un intervento di chirurgia plastica ” dice.”Lo trovo ironico: non ci si vergogna di voler salire la scala sociale studiando tanto e lavorando sodo e ci viene ripetuto spesso che ciò che conta è quanto ti sforzi per migliorare te stesso. Le persone che si sottopongono ad interventi di chirurgia plastica pagano col proprio denaro e sopportano del dolore per ottenere ciò che non hanno. Se questo non è uno sforzo, che cos’è? “.

 

 

 

 

 

 

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