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Ordinarie dimostrazioni di misoginia nei media coreani
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Ordinarie dimostrazioni di misoginia nei media coreani

Quante volte ci è capitato di vedere donne soffrire a casa del doppiopesismo sessista, comunemente utilizzato in società? E quante volte all’interno del sistema di intrattenimento coreano abbiamo visto scene in cui le donne vengono esaminate nei minimi dettagli mentre gli uomini riescono a farla franca anche nelle peggiori situazioni?
Ma questo non riguarda solamente quanto apprendiamo dalle news. Vogliamo parlare di come vengono trattati i personaggi televisivi femminili all’interno degli shows? Quante volte abbiamo visto nelle fiction coreane, donne che vengono baciate mentre dormono o pperseguitate da uomini per cui non hanno dimostrato interesse? E vogliamo invece  parlare della, ormai classica, “trattenuta per il polso”? Non è segno di una passione sana, quando, all’interno di queste fiction, una donna viene presa e trascinata altrove per il polso, lontano dal posto di lavoro o da una conversazione lasciata a metà, sulla strada di casa o in qualunque altro luogo. In realtà si tratta di una mossa talmente comune e talmente sfruttata in situazioni pericolose, che viene utilizzata nelle classi di autodifesa per insegnare alle donne a difendersi da questo tipo di aggressioni.

L’esempio più eclatante in ambito televisivo, dove vediamo un’aggressione ad una donna è all’interno di un episodio della famosa fiction My son-in-law’s Woman dove è fin troppo comune vedere la donna messa sotto pressione affinché sposi un  soggetto che, secondo la sua famiglia, potrebbe dimostrarsi un buon partito ma per il quale non esiste alcun interesse romantico.
In un episodio la protagonista viene salvata dal suo migliore amico durante un’aggressione verbale che subiva da parte di un uomo con il quale aveva avuto un appuntamento, molto scontento del fatto che non lo avesse richiamato.
Successivamente a questo episodio la nostra protagonista, accetta di sposare il suo nuovo eroe. Ma ovviamente le cose precipitano quando lui, durante  la loro festa di fidanzamento, finge di accompagnarla a casa per appartarsi con lei, farla ubriacare e convincerla ad anticipare la prima notte di nozze. Lei rifiuta, prova ad allontanarsi, lui si arrabbia e lei scappa. Una dinamica logica che nelle fiction viene spesso utilizzata ed abusata.
Durante le puntate successive la protagonista piange e si dispera per quanto accaduto senza parlarne con nessuno della sua famiglia ma evitando comunque il fidanzato. Una volta che accetta di chiarire la situazione accettando la richiesta di un confronto da parte di lui, assistiamo ad un’altra scena significativa: lui che cade dalle nuvole e lei che lo accusa di essere ossessivo-possessivo piuttosto che innamorato e che vuole rompere il fidanzamento. In questo caso ci sembra che la vittima del tentato stupro stia riprendendosi il suo potere e la sua libertà, ma subito dopo viene fuori il messaggio misogino in cui la violenza verso le donne viene minimizzata e che viene enunciato dalla protagonista stessa: “sei un uomo e hai delle esigenze, capisco che le mie azioni possano averti fatto arrabbiare.”

my_son_in_law
Una donna giustifica un tentato stupro secondo il principio del “capisco le esigenze maschili” e lo fa in televisione, creando il tipico caso in cui l’arte imita la vita reale dove manca la volontà da parte della società stessa di dar voce alle donne vittime di violenza e di minimizzare le aggressioni come la normale reazioni ad un bisogno maschile.
L’esposizione a questo genere di immagini crea un circolo vizioso nel quale la donna che guarda tende ad assorbire questo principio come vero e la donna aggredita tace di fonte alla violenza subita, perchè socialmente minimizzata o addirittura accettata.

A giugno di quest’anno  Park Yoochun dei JYJ è stato accusato di aver violentato cinque donne negli ultimi due anni. E come in altri casi di violenza che coinvolgono celebrità, il pubblico si è accanito contro le presunte vittime.
I fan hanno fatto in fretta a definire queste donne come delle poco di buono, accusandole di andare in cerca di un ritorno in denaro da questa situazione.
Non sappiamo se questi atti di violenza siano stati veramente perpetrati dal soggetto in questione, ma nel leggere i commenti ai vari articoli emerge una chiara difesa alla cieca del loro beniamino e si vede come sia diffusa ed interiorizzata la cultura dello stupro e dell’odio nei confronti delle donne.
Ad oggi il caso è stato chiuso per assenza di prove, solitamente molto difficili da trovare in caso di stupro. Credere però che esista una base naturale di connivenza e manipolazione in queste donne, accusate di essere andate in cerca di denaro facile e notorietà, espone all’odio e al pubblico giudizio altre donne che vorrebbero farsi avanti in una situazione simile, ma che non lo fanno per paura del dichiarato odio e della diffusa diffidenza nei confronti della donna in genere.
Ed è da episodi del genere che si mette in discussione il ruolo della vittima che esita quindi a farsi avanti e scoraggia altre vittime che, di conseguenza,  interiorizzano le aggressioni subite e le giustificano. Un po’ come nell’episodio di cui abbiamo parlato prima, vero?

Oltre al palese vantaggio che hanno le celebrità maschili vediamo come i due pesi e le due misure siano sempre più palesi.  In una situazione analoga, una donna avrebbe concluso la propria carriera. Mentre gli uomini sono giustificati o addirittura incoraggiati a compiere certe azioni, se fosse stata accusata dello stesso crimine una celebrità femminile, sarebbe scoppiata una vera e propria caccia alle streghe.
Quando nel Nel 2014 Choi Sulli delle f(x) ha rivelato la sua relazionecon il rapper Choiza (il cui nome d’arte significa “grosso pene“), più grande di lei di 13 anni, è stata continuamente vessata da commenti malevoli che l’hanno spinta addirittura a lasciare il gruppo. Al contrario invece Choiza è stato elogiato per la sua “scelta”, e lo stesso Choiza ha dedicato all’ incidente che ha rivelato al pubblico la storia d’amore fra i due perfino uno sketch parodistico nel celebre programma comico Saturday night Live.
Nell’ agosto 2010 la girl band Rainbow ha ricevuto il ban governativo sul video del proprio debutto “A”, perchè durante la coreografia avrebbero mostrato gli addominali, una mosso troppo audace secondo il loro parere.Al contrario, l’artista maschile Rain si è esibito mostrando l’intero addome scoperto giusto quattro mesi prima, venendo elogiato per la sua mascolinità è l’eccezionale forma fisica.

Le ‘Rainbow’ nel videoclip di ‘A’

E questo è solo uno dei casi in cui il governo coreano ha dimostrato una forte propensione sessista e che, allo stesso tempo, ha trovato supporto in rete, dove interi gruppi di persone non hanno esitato un istante a condannare coreografie considerate troppo audaci per  artisti femminili e a giustificare o esaltare quelle maschili. Non viene minimamente preso in considerazione che, in entrambi i casi, a prescindere dal genere, ci sia una preparazione ed uno studio dietro, ma si considera  semplicemente l’impatto sul pubblico e si sminuisce la tendenza di cui sopra a minimizzare e giustificare da una parte e a interiorizzare e tacere dall’altra.

 

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0 Comments Off on Ordinarie dimostrazioni di misoginia nei media coreani 1085 29 September, 2016 Moda e Società September 29, 2016

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