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Le agghiaccianti storie di 3 attrici morte suicide e la complicità del “popolo della rete”
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Le agghiaccianti storie di 3 attrici morte suicide e la complicità del “popolo della rete”

Il recente suicidio del leader del boy-group SHINee Kim Jong-hyun, avvenuto lo scorso dicembre 2017, ha commosso e  sconcertatoo tutti i suoi fan e, in generale, tutti gli appassionati del “k-entertainment”.
La prematura dipartita del giovane talento (aveva solo 27 anni) della SM Entertainment ha riaperto il dibattito sulla depressione, condizione clinica sulla quale spesso si sorvola e che ancora oggi molti stentano a considerare una “malattia”. Ma ancor di più ha portato i fan a riprendere il discorso sulle condizioni alle quali i performer vengono sottoposti.
Quello di Jonghyun è infatti solo l’ultimo di una lunghissima serie di suicidi registrati dalle cronache dello show-business coreano, e anche se stiamo parlando di una nazione che ha tradizionalmente uno dei tassi di suicidio più alti al mondo non vanno trascurate le responsabilità che ha l’industria dello spettacolo nei casi che stiamo per raccontarvi. Così come sarebbe un errore sottovalutare la pesante influenza dell’opinione pubblica e dei media sulla psiche e sulla reputazione (reale o percepita) dei performer che di tale industria sono i protagonisti.
Gli abusi di potere, gli scandali finanziari, le condizioni ed i ritmi di lavoro disumani contribuiscono al deterioramente della salute fisica e mentale delle celebrità, ma non sono gli unici fattori determinanti. In corea infatti la “idol culture” e l’attaccamento morboso alle persone famose sono estremamente permeanti, ad un livello comparabile a quello di altri colossi dell’ asian-entertainment quali Giappone e Bollywood. L’ opinione pubblica in questi scenari dell’ Estremo Oriente è ancora più pressante rispetto a quella a cui siamo abituati in Occidente, e come vi abbiamo già dimostrato in altri articoli l’enorme diffusione del mezzo Internet in Corea Del Sud funge da spietata cassa di risonanza per la “voce del popolo”, compresi i pettegolezzi ed i commenti maligni che, complice la “cultura della vergogna”, predominante in Asia, finiscono per influire più del dovuto sulle vite delle celebrità. Questo aspetto vi apparirà nei suoi risvolti più inquietanti leggendo le tre drammatiche vicende che vi proponiamo di seguito.

Choi Jin SIl (24 Dicembre 1968 – 2 Ottobre 2008)

Considerata una delle migliori attrici coreane di sempre, Jin-Sil ha avuto il ruolo di protagonista in 18 film ed ha vinto un Gran Bell Award come miglior attrice. La sua storia è una delle più incredibili e sconvolgenti realtà dello show-business coreano, ed ancora oggi rappresenta una grossa onta con la quale i mass-media coreani devono fare i conti.
Nel 1994 il suo ex-manager Bae Byeong-su, figura di grossa rilevanza nel mondo dello spettacolo, venne ucciso da quello che ai tempi era il suo “road manager”. Choi venne convocata in Tribunale come testimone del delitto. L’ incidente scandalizzò il pubblico coreano, iniziarono a circolare pettegolezzi sulla presunta colpevolezza di Jin-Sil ed alcuni personaggi interni al mondo del cinema fecero il suo nome, diffamandola. La donna in seguito visse una serie di sfortunati eventi, tra i quali un incidente stradale nel 1995, due tentati rapimenti nel 1994 e nel 1998 e diversi casi di stalking.
Nell’ Agosto del 2004 Choi Jin-sil si dichiarò vittima di violenza domestica. In seguito a tale vicenda il suo maggiore sponsor, l’ impresa “Shinhan Engineering and Construction”, decise di interrompere il rapporto commerciale con l’attrice, accusandola di non aver rispettato l’obbligo contrattuale di “mantenere intatta la propria DIGNITÀ’ ” perché aveva mostrato in pubblico il suo volto pieno di lividi e cicatrici, chiari segni di violenza da parte di suo marito.
L’ 8 September 2008 l’attore Ahn Jae-hwan,venne trovato morto nell’ abitacolo della sua automobile, probabilmente un suicidio dovuto all’ impossibilità di ripagare i debiti che il 36enne attore aveva contratto nel corso della sua carriera] Ahn e Choi erano stati amici per molto tempo, ed al suo funerale l’attrice appariva visibilmente scossa. Pochi giorni dopo circolarono sul web voci che accusavano la Choi di essere uno “strozzino”, e di essere la principale responsabile della morte di Ahn, in quanto avrebbe prestato all’ attore una grossa somma di denaro. L’attrice riuscì a rintracciare la fonte dei rumors e ricorse alla polizia, che pochi giorni dopo arrestò il responsabile di tali “voci di corridoio” : un impiegato che lavorava per una società di sicurezza.
Ciò non bastò a placare i commenti maligni ed i pettegolezzi, così la povera attrice, sopraffatta dallo stress e dal dolore, decise di togliersi la vita, impiccandosi nella sua casa di Seul il 2 Ottobre del 2008.

Jang Ja-yeon (25 Gennaio 1980 – 7 Marzo 2009)

Tra le storie che vi raccontiamo oggi quella di Jang Ja-yeon è probabilmente la più triste ed inquietante, perché racchiude in sé tutto il marcio dell’industria, tanto che sulla sua storia si basa il film del 2013 NORIGAE.
Rimasta orfana di entrambi i genitori a causa di un incidente stradale nel 1999, Ja-yeon è cresciuta con sua sorella maggiore. Ha debuttato come attrice nel 2008, in uno dei Drama più amati e ricordati della storia recente della tv coreana: “Boys Over Flowers”. La sua carriera era appena iniziata ed era già scrittura per due film in uscita nel 2009, purtroppo il suo percorso verso l’esperienza sul grande schermo verrà interrotta il 7 Marzo del 2009, quando la promettente attrice viene trovata morta in casa propria. Durante una telefonata effettuata alle 3:30 di quel pomeriggio, Ja-Yeon, in lacrime, si era lamentata con sua sorella riguardo all ‘ insopportabile stress cui lei era soggetta, mugugnandole la sua “voglia di morire” . Verso le 8 di sera sua sorella rincasò, e con enorme sgomento trovò il cadavere della 29enne Ja-yeon penzolante da una corda fissata al soffitto. La polizia confermò che si trattava di suicidio, non avendo trovato alcuna traccia di violenza, suicidio che secondo i rapporti avvenne alle 4:30 del pomeriggio. found no evidence of foul play. Jang avrebbe lasciato una testimonianza, una lettera, scritta qualche giorno prima della sua morte, nella quale raccontava di essere stata PICCHIATA e forzata ad avere incontri e rapporti sessuali con alti dirigenti, direttori artistici ed esecutivi, attori e addirittura giornalisti, provocando un comprensibile ed acceso dibattito sulle relazioni esistenti all’interno dell’industria, oltre ovviamente alle investigazioni poliziesche sulla sua agenzia. Nella lettera, lunga ben sette pagine Jang accusava di queste regolari pressioni il suo agente Kim Sung-hoon, che al momento si trovava in Giappone e respinge a le accuse, facendo inoltre una lista di 31 nomi di persone con i quali Kim voleva costringerla a fare sesso. Nomi che la polizia aveva oscurato, ma che gli internauti sono riusciti a recuperare sul web. Non li pubblichiamo in questo post, ma se siete interessati potete leggerli su questo articolo di Wikipedia, vi assicuriamo che si tratta di nomi molto influenti nello show-biz coreano.
Kim Sung-hoon venne arrestato a Tokyo nel 2009 per aver prolungato il suo soggiorno oltre i termini previsti dal suo visto. Interrogato, Kim aveva dichiarato di non essere rientrato in patria perché “in Corea Del Sud aveva commesso un crimine ed aveva deciso di restare in Giappone per evitare l’arresto”. Vennero interrogate altre venti persone e il risultato delle indagini furono 7 condanne; Kim se la cavò con 2 anni di prigione ed altri 2 anni agli arresti domiciliari.

U;Nee (3 Maggio 1981 – 21 Gennaio 2007)

U;Nee, famosa in Giappone come Yuni, è stata una attrice e cantante sudcoreana, probabilmente il perfetto prototipo delle “kpop idol” come le conosciamo oggi.
Ha avuto una infanzia parecchio travagliata: sua madre l’ha abbandonata appena dopo il parto (i suoi genitori non hanno mai contratto matrimonio) e suo padre è morto quando lei era appena una bambina, crescerà sotto le amorevoli cure di sua nonna.
Ha recitato in diversi film ed ha partecipato al fortunato tv-show X-Man.
Debuttò come cantante nel 2003 con la canzone 가 (Go), che ebbe un discreto successo e le fece guadagnare una grossa fetta di fan dedicati. La sua popolarità cominciò a crescere negli anni successivi, fino a raggiungere il culmine nel 2015 con l’uscita del suo ultimo singolo intitolato ‘Call Call Call’, canzone molto apprezzata e programmata sia in Corea che in Giappone.
Sfortunatamente ‘Call Call Call’, nonostante il travolgente successo commerciale, rappresentò l’inizio della rovina per la povera giovane. Nel suo ultimo album l’agenzia aveva spinto per drastico cambio di immagine della cantante, che da “regina del dancefloor” sarebbe diventata una sexy diva dell’ R&B. E dunque, in accordo con questa linea, i suoi manager la forzarono ad indossare abiti sempre più discinti e make-up più calcato ed incisivo. Inoltre forzarono la ragazza a sottoporsi a diversi interventi di chirurgia estetica per scolpire il viso ed aumentare la taglia del seno. Questa improvvisa virata al “sexy concept”, unita alla crescente fama guadagnata grazie alla scalata delle classifiche ed alle apparizioni televisive, scatenarono il livore dei ‘netizen’, che iniziarono a sommergere di commenti negativi la figura della giovane attrice e cantante. U;Nee per il popolo della rete era diventata un “mostro di plastica”, una “pornostar prestata alla musica”, un “fenomeno da strip club”, la “puttana della nazione”.
Essendo una donna di indole docile, timida, riservata ed incline alla depressione, U;Nee rimase pesantemente segnata dai commenti maligni degli internauti, al punto di rimanerne schiacciata. Sua nonna la trovò morta nella sua stanza il 21 Gennaio del 2007, aveva solo 25 anni.
I commenti maligni non si placarono nemmeno dopo la sua morte, sotto un articolo di Naver che annunciava il suo decesso apparve un commento, poi rimosso dagli amministratori, che recitava “questa è la migliore notizia di oggi, non sorridevo così da tanto”.
Poche settimane dopo ci fu un altro suicidio, un’altra attrice, la 24enne Jong Da Bin si tolse la vita il 10 Febbraio. Il 2007 fu la prima volta in cui i media coreani iniziarono a preoccuparsi di una posibile “catena di suicidi” tra i personaggi famosi, e purtroppo questa “profezia” non venne smentita dagli eventi successivi, che videro coinvolti attori, modelle, cantanti ed atleti.

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