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Memoir of a Murderer di Won Shin-yeon
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Memoir of a Murderer di Won Shin-yeon

Memoir of a Murderer invita lo spettatore di penetrare nella mente di un protagonista che sta perdendo la memoria, un paziente affetto dalla sindrome di Alzheimer, ed è estremamente esplicito nel farlo. La sequenza iniziale infatti ci presenta il volto rugoso e malinconico di un uomo di mezza età, il protagonista della pellicola, Kim Byung-soo, interpretato dal veterano Sol Kyung-gu (The Merciless, Cold Eyes) . Mentre la telecamera continua a riprendere notiamo i movimenti compulsivi involontari del suo volto, dei tic che all’inizio appaiono quasi impercettibili ma che diventano sempre più violenti, un chiaro segnale del fatto che oltre alla sua memoria Byung-soo stia perdendo anche le sue capacità di autocontrollo.
La consapevolezza di essere costretti a dimenticare il passato, e con questa tutte le esperienze che fanno di un essere umano una “persona”, e oltre a questo la memoria a breve termine (comprese le esperienze che ci permettono di affrontare le realtà quotidiana) è una idea assolutamente terrificante. Byung-soo sa che la sua sanità mentale sta crollando e che con l’avanzare del tempo sarà sempre più dipendente dal supporto degli altri. Sentimento che viene esplicitato in una delle prime scene, nella quale dice a sua figlia, interpretata dalla splendida Kim Seolhyun delle AOA,  “Non voglio che tu debba cambiarmi i pannolini”.
Cosciente di ciò che sta per perdere, l’uomo inizia a registrare le sue memorie prima che esse scompaiano per sempre, nella speranza che negli anni a venire possa recuperare il suo passato grazie all’aiuto della tecnologia (computer, registratori vocali, videocamere).
I problemi mentali di Byung-soo non derivano semplicemente dall’ incidente automobilistico che lo ha danneggiato fisicamente, c’è dell’altro dietro, qualcosa di decisamente più inquietante. Scopriamo infatti che da bambino ha ricevuto abusi da parte di suo padre, violenze che lo hanno spinto sull’ orlo della follia. Nei flashback vediamo che  Byung-soo ha ucciso suo padre, e in seguito ucciderà altre persone, persone che, a suo modo di vedere, “meritavano la morte”. Se non fosse ancora chiaro dal titolo del film stesso, ci troviamo di fronte ad un ex serial-killer.

Nel procedere della trama però assistiamo ad un inaspettato capovolgimento di ruoli : l’incolumità della figlia di Byung-soo è minacciata dalla presenza di un nuovo serial killer in città, che inizia a stalkerarla e a minacciarla. L’uomo sarà dunque impegnato in un doppio compito, quello di provare l’ identità dell’ assassino ad una forza di polizia fortemente scettica e al contempo cercare di proteggere la ragazza; impresa non certo semplice data la sua scarsa lucidità mentale.

Preso come un semplice thriller d’azione “Memoir of a Murderer” mostra già tutti i requisiti di un prodotto di tutto rispetto,ma ciò che rende il film interessante è l’analisi che si fa sulle limitazioni della nostra memoria, sfidando lo spettatore a porsi domande sulle conoscenze che egli dispone del mondo e della sua propria identità personale. Il regista  Won Shin-yeon infatti ci destabilizza più e più volte proponendoci scene che in seguito rivivremo secondo una prospettiva differente, spingendoci a dubitare delle esperienze che noi stessi abbiamo vissuto e della nostra capacità di interpretare i fatti.
A tutto ciò va aggiunta una breve riflessione sulla questione morale corelata : c’è differenza tra l’uccidere per soddisfare un istinto personale e l’uccidere persone che “se lo meritano” (i fan di DEXTER sanno di cosa sto parlando)? In definitiva si tratta di un film apprezzabile sotto vari punti di vista, tratto dall’ ominimo romanzo di Kim Young-ha (che qui si occupa della sceneggiatura) chesperiamo venga prima o poi tradotto per il pubblico internazionale.

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